COPPA ITALIA ECCELLENZA: LE EMOZIONI DEI PROTAGONISTI

Come in ogni famiglia che si rispetti, quello che contano sono le tradizioni. Quella di Roma 2 è essere una presenza, costante, all’appuntamento più atteso da tutto il calcio regionale: la finale di Coppa Italia di Eccellenza.

Mercoledì 6 febbraio per la settima volta in otto stagioni sportive, la terna dell’atto finale del trofeo laziale ha visto protagonisti i ragazzi di Via Paolo Luigi Guerra, quest’anno più che mai con l’arbitro Marco Ferrara e l’assistente Marco D’ottavio. Lo Stadio Tre Fontane il palcoscenico per 90 minuti intensissimi, che hanno visto l’undici del Team Nuova Florida prevalere dopo i tiri di rigore sul Cynthia, dopo un parziale di 1-1 alla fine dei tempi supplementari.

Abbiamo chiesto ai protagonisti, coloro che hanno rappresentato Roma 2 davanti a tutto il movimento calcistico laziale radunato per l’occasione, di descriverci le sensazioni ed emozioni nel vivere un evento così atteso, a cui tutti aspirano ma che solo in pochi raggiungono.

  • Come avete vissuto i momenti subito successivi alla comunicazione della designazione?

FERRARA: Sicuramente è stata l’emozione più di forte che ho vissuto da un punto di vista associativo, e al di fuori della vita arbitrale sono state poche le emozioni paragonabili. Sentivo che la designazione non era un punto di arrivo, ma l’inizio di una gara che andava arbitrata nel migliore dei modi, come ogni domenica del resto. In definitiva la sensazione preponderante era la voglia di ripagare la fiducia della commissione, e di far fare una bella figura a tutto il CRA Lazio.Ho pensato subito anche alla mia famiglia che in questi anni mi ha sostenuto, a mio padre che mi ha sempre accompagnato in questa avventura, e a chi mi ha amato dandomi conforto nei momenti più difficili; senza di loro sarebbe stato tutto molto più difficile.

D’OTTAVIO: È stata una strana sensazione, non ti nascondo che il mio nome stava girando da qualche settimana, a piacevole conferma di quanto – finora – la stagione stesse andando bene; eppure immaginare di far parte della terna era una possibilità che ad inizio stagione definivo inimmaginabile. La notizia ufficiale è arrivata tramite telefonata la domenica antecedente finale, mentre tornavo dalla trasferta: è stato emozionante e molto soddisfacente. Ho comunicato ai miei familiari e ai miei amici più stretti la notizia dell’avvenuta designazione, e percepire in loro la stessa felicità che avevo io al momento della chiamata è stato veramente molto bello.

  • Nella nostra regione sei un arbitro con tantissima esperienza, come è stata la preparazione a questa gara?

FERRARA: Ho cercato di affrontare fin da subito la gara nel modo in cui sono abituato a fare, con la massima tranquillità, informandomi sul gioco delle squadre, sulle caratteristiche del campo. Sicuramente sarebbe stata una gara particolare per le due società, nella quale poteva succedere qualsiasi cosa, per cui noi tre dovevamo essere pronti a tutto, ma soprattutto a trasmettere serenità. Ho cercato quindi di curare ogni aspetto tecnico, comportamentale e disciplinare insiemi ai miei assistenti, con i quali abbiamo trovato l’intesa fin dalla preparazione della gara.

  • Il tuo passaggio da arbitro ad assistente è relativamente recente, come è stato il cambiamento?

D’OTTAVIO: Difficile. Conclusasi la stagione di due anni fa, ho ricevuto la chiamata del mio precedente OT, il quale mi ha esposto quale potessero essere le strade percorribili: restare un arbitro a disposizione dell’organico regionale, oppure “reinventarmi” nel nuovo ruolo di assistente. Inizialmente vedevo tale chiamata esclusivamente come una sconfitta, un non aver raggiunto i miei obbiettivi sportivi; ma anche in questo caso, la vicinanza di alcuni amici e colleghi che già avevano intrapreso la carriera di assistente è servita a darmi la carica di ricominciare e di rimettermi in gioco in un nuovo ruolo. All’inizio l’ambientamento non è stato semplice, cambiano le responsabilità, l’approccio coi calciatori, la tipologia di allenamento. Quindi: se poco meno di due anni fa si è chiusa una porta, speriamo che si apra un portone…

  • Ingresso in campo, schieramento, tutti pronti: le emozioni un attimo prima del fischio iniziale quali sono state?

FERRARA: Un’emozione fortissima nel vedere tante persone assistere alla gara che stavo per arbitrare, inoltre immaginavo quanti colleghi erano in tribuna a fare il tifo per noi, quindi era grande la voglia di rappresentarli al meglio in campo. Sapevo che tra tutte quelle persone c’erano i miei genitori, che più di tutti volevo rendere orgogliosi. Il tutto è esploso nella stretta di mani con gli assistenti, con i quali si era già creata una Squadra.

D’OTTAVIO: La camminata dal cancello di ingresso fino al punto del calcio d’inizio non finiva mai! E solo quando sono arrivato lì a centrocampo ho alzato lo sguardo a vedere il pubblico… Ora per qualcun altro sarà ordinaria amministrazione, ma per un assistente regionale abituato al massimo ad un centinaio di persone (nei casi migliori), vedere tutta quella gente è stato emozionante. Menzione speciale inoltre a tutti i “tifosi” della terna: erano tantissimi, ed in alcuni casi anche molto calorosi!

  • All’arbitro Ferrara/D’ottavio di qualche tempo fa cosa diresti oggi?

FERRARA: Senza dubbio direi di non mollare mai nulla, di non lasciare niente al caso, e soprattutto di giocarsi sempre ogni possibilità. Da quando ho iniziato ad affrontare tutto in questo modo, ho iniziato anche ad ottenere qualche piccolo risultato; per tutto intendo qualsiasi cosa, dall’allenamento, alla preparazione della gara, al briefing con gli assistenti, all’arrivo al campo, al modo di arbitrare la gara. Ma soprattutto direi che al raggiungimento di un obiettivo bisogna prefissarsi il prossimo, che sarà sicuramente il più bello, altrimenti ci si ferma laddove si è arrivati.

D’OTTAVIO: Troppe gliene direi! Dalle azioni che un arbitro o assistente deve avere nella vita di tutti i giorni (rispondere con educazione e con il sorriso, essere professionali, pretendere rispetto), alle esortazioni che tutt’ora sono solito rivolgermi (“Allenati!”, “Mangia sano!”). Ma soprattutto vorrei rivolgermi il complimento di non aver mai gettato la spugna: dopo infortuni e traguardi non raggiunti, ho sempre trovato la forza di rialzarmi e di trovare nuove motivazioni. Mio nonno diceva sempre: “Beato chi casca, perché non striscia”.

Aggiungi ai preferiti : permalink.

I commenti sono disattivati