Un fiume in piena, potremmo descrivere così Carlo Pacifici, Commissario Can D, durante la riunione dello scorso lunedì 22 febbraio nella Sezione “Riccardo Lattanzi”.
Un’ora e mezza intensissima, una vera e propria lezione di vita e di arbitraggio, che ha tenuti incollati alla sedia tutti i presenti, accorsi numerosi come previsto visto il prestigio dell’ospite della serata.

IMG-20160222-WA0042Consueta apertura della riunione da parte del Presidente Massimo Ubertini, che ha dato il benvenuto a Pacifici sia a parole sia con la video presentazione appositamente preparata per l’occasione.
Un applauso accompagna il nostro ospite al centro della scena, e subito parte un altro video, questa volta preparato dalla sua Commissione, dove vengono raccolte le immagini più significative del raduno di inizio stagione della Can D: gli allenamenti, i test, le riunioni, ma anche i sorrisi, i momenti di svago e la felicità di un enorme gruppo di arbitri, assistenti ed osservatori.

Carlo va subito al nocciolo della questione, questo sarà l’unico filmato che farà vedere durante la serata, visto che ormai siamo sommersi da contributi video di ogni partita mentre si sta perdendo la capacità di dialogare con le semplici parole. Il suo discorso parte dalla sua idea di AIA, un’associazione che si deve aprire alle “diversità”, anche se tali non sono, evitando in ogni modo qualsiasi tipo di discriminazione, a partire da quella sessuale, o razziale o religiosa. La passione che mette in ogni frase è percepibile da ognuno e quando partono le slide a supporto del suo discorso tutti gli occhi sono puntati su di lui.

IMG-20160223-WA0002Inizia così un percorso che descrive la figura arbitrale in toto, partendo da una differenza fondamentale: essere arbitro è diverso dal fare l’arbitro, e la dimostrazione si ha nella vita di tutti i giorni, dove uomini e donne si comportano nel rispetto delle regole e con decisione non solo 90 minuti a settimana. Essere arbitri è un vero e proprio “stato mentale”.

Una carrellata di frasi chiave ha sottolineato ogni concetto spiegato da Carlo, su come si diventa arbitri, senza fretta e senza prendere scorciatoie, perché poi inevitabilmente il campo smentirà ogni menzogna. Convivere con l’errore e saperlo superare, così come i momenti bui e di sconforto, non solo a livello arbitrale ma anche personale, saperli affrontare e prendersi del tempo per elaborare gli eventi, perché tenersi tutto dentro non aiuta mai nessuno.
Soprattutto perché l’arbitraggio non può essere una “ragione di vita”, bensì una passione, la vita reale è quella dove la famiglia, il lavoro, gli amici fanno da padroni e da supporto all’attività del fine settimana. La cosa più importante è non arrendersi mai, lottare per i propri sogni ed essere consapevoli che con una preparazione più intensa si diventerà più forti di prima.

Un lunghissimo applauso testimonia che alla fine della riunione, come ribadito dal nostro Presidente durante la consegna di un ricordo di Roma 2 a Carlo Pacifici, gli assenti sono quelli che hanno torto, perché perdersi l’opportunità di assistere ad una lectio magistralis del genere è un privilegio per tutti.

A cura di Giulia Tempestilli
Foto a cura di Giorgio Minafra e Giuseppe Quaresima

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