Regolamento, casistica, slides, quiz ed allenamenti: sono tutti passaggi necessari alla formazione di un giovane arbitro durante il corso e non solo. Ma lo scopo finale di tutti questi sacrifici è quando si scende in campo, si fa un bel respiro e si fischia l’inizio della partita.SAMSUNG
Per questo abbiamo scelto casualmente 3 ragazzi dell’ultimo corso arbitri, Davide Olivandi e Francesco Perna (calcio a 11) e Alessandro Marcattili (calcio a 5), per descrivere ciò che hanno provato, dal momento dell’arrivo all’impianto a quello che è successo sul terreno di gioco, in una piccola intervista che ci porta direttamente a contatto con le loro emozioni.

COSA TI HA SPINTO AD ISCRIVERTI AL CORSO ARBITRI?
Davide: La cosa che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di arbitri è stata la passione per il gioco del calcio e ho scelto questo ruolo perché a dispetto di altri ritengo l’arbitro una figura imprescindibile.
Francesco: Ho diversi amici che sono arbitri , non solo di calcio, già da un po’ di tempo. Mi hanno sempre detto che era un’esperienza da provare, che ti fa crescere caratterialmente e sotto il punto di vista umano.Un giorno di quasi un anno fa, durante autogestione nella mia scuola, c’era un corso dove alcuni ragazzi associati di questa sezione hanno raccontato la loro “vita da arbitri” e le loro esperienze; ne sono rimasto affascinato, mi sono informato, ho letto molto e ho deciso che mi sarei iscritto al nuovo corso arbitri a settembre.
Alessandro: La voglia di mettersi in gioco e la curiosità verso un mondo che molti vedono lontano anni luce dalla propria realtà ma che invece è formato di gente in carne ed ossa che mette in campo passione e professionalità.

CHE EMOZIONE HAI PROVATO MENTRE ARRIVATI ALL’IMPIANTO DI GIOCO?
Davide: Mentre arrivavo all’impianto di gioco sono stato assalito da una moltitudine di emozioni, tanta era la tensione a cui ero sottoposto. L’emozione più forte era sicuramente il senso di responsabilità che avevo nell’accingermi a dirigere la mia prima gara, ma nello stesso tempo ero felice di poter realizzare il mio sogno, sicuro di dare il meglio di me stesso con il massimo impegno, e così è stato.
Francesco: Sinceramente ero tranquillo, mi sentivo preparato fisicamente e tecnicamente. Mi preoccupava più la parte burocratica e il confronto con allenatori e dirigenti più grandi di me, per fortuna il tutor mi ha aiutato molto in tutto questo.
Quando sono arrivato davanti all’impianto ho pensato che era ora di fare sul serio, lì mi sono molto emozionato , anche se non vedevo l’ora di mettermi alla prova.
Alessandro: Sicuramente la paura di arrivare tardi ma soprattutto l’emozione di un’attesa durata mesi che stava finalmente per finire. Durante il tragitto verso il campo ho pensato le situazioni e gli scenari più disparati che si sarebbero potuti presentare.

A FINE GARA QUALI SONO STATE LE TUE SENSAZIONI?
Davide: Penso che la fine della gara sia stato il momento più bello ed emozionante da quando ho messo piede nel mondo dell’AIA soprattutto quando al termine dell’incontro alcuni calciatori e dirigenti si sono venuti a congratulare con me per il mio operato, questo mi ha dato molta soddisfazione e la tensione accumulata all’inizio è di colpo svanita.
Francesco: Ero contento, quando ho deciso di diventare arbitro l’ho presa come una sfida con me stesso, e al triplice fischio ho capito che ci ero riuscito. La cosa che più mi ha fatto felice è il fatto che a fine partita nessuno, nonostante la presenza del tutor, si sia accorto che ero alle prime armi. Appena uscito dall’impianto non vedevo l’ora di entrare nel prossimo, sono convinto di poter migliorare tanto.
Alessandro: A caldo c’è poco spazio per le emozioni ma una volta che la tensione è scesa ho provato una fortissima voglia di migliorare e di riscattare nella partita successiva le inevitabili ”sviste” figlie dell’inesperienza.

RACCONTA IN BREVE CIO’ CHE SENTIVI MENTRE ERI SUL TERRENO DI GIOCO.
Davide: Mentre ero sul terreno di gioco ho provato inizialmente un grande senso di responsabilità e quindi mi muovevo un po’ impacciato, tanta era la paura di sbagliare. Dopo pochi minuti ho invece preso padronanza di me stesso e della gara, mi sentivo più sciolto nei movimenti e più sicuro nella direzione di gara. Ho arbitrato dando il meglio di me impegnandomi al massimo facendo tesoro di ciò che mi avevano insegnato al corso e agli allenamenti. Colgo l’occasione per ringraziare tutta la sezione di Roma 2 per il sostegno e l’attenzione che rivolge alla formazione di nuovi arbitri e in particolare il coordinatore di questo corso, Giulio Dobosz.
Francesco: Quando sono entrato in campo , per la prima volta, ho realizzato quello che stava succedendo, ero molto concentrato e attento.
Ci tenevo a non sbagliare nulla e a mettere in pratica tutto quello che avevo imparato.
Ogni volta che c’era un contrasto o una particolare situazione di gioco mi immaginavo le slide che vedevamo in sezione durante le lezioni del corso e ho capito che in teoria è “tutto semplice”, ma quando scendi in campo è un’altra cosa!
Alessandro: Per chi ha giocato a calcio a 5, la sensazione è pressoché la stessa che si prova da giocatore.
Si perde la cognizione di quello che succede al di fuori del recinto di gioco: tutto l’universo è concentrato e compresso in quel rettangolo verde. Devo ammettere che si rischia di perdere la cognizione del tempo visto che dal calcio d’inizio ho ricontrollato il cronometro solo al minuto 24 pensando invece che mancasse ancora molto alla fine del periodo di gioco!

 

Con l’augurio che tutte queste emozioni accompagnino sempre i ragazzi che scendono in campo, rinnoviamo l’in bocca al lupo ad ognuno di loro!

Giulia Tempestilli

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