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993385 10201852050652864 1210817296 nAppena conclusi i cinque giorni di Raduno di Promozione ed Eccellenza nella “location” Villa Artemis di Nemi e già il senso di nostalgia è forte. Sono stati cinque giorni nei quali il coinvolgimento emotivo e mentale è stato ai massimi livelli. Staccare la spina dalla quotidianità, condividere con altri colleghi la stessa malattia per l’arbitraggio, condividere e alimentare ancora di più la fiamma della passione chè è l’unica benzina che alimenta la nostra attività è stato un arricchimento dal punto di vista umano e arbitrale. Questo è stato un raduno impreziosito dalla visita di alcuni arbitri e assistenti della Serie A e B : Mariani di Tivoli, Gavillucci di Latina ,Pasqua di Tivoli, Dobosz di Roma2 e ciò è stato straordinario. Gli stessi non avuto questa fortuna quando erano seduti al nostro posto. Il presidente del Cra Lazio, Nazzareno Ceccarelli e tutta la sua commissione vanno ringraziati perché oltre alla presenza dell’ “argenteria” come la chiama il Presidentissimo  Marcello Nicchi, vi erano anche due componenti del comitato nazionale, Rosario D’Anna e Umberto Carbonari.  Questa è una grande opportunità e un grande segnale che l’AIA è cambiata e il vertice è sempre più vicino alla base. Tutti gli arbitri regionali pronti a rubare con gli occhi e con le orecchie i consigli di queste persone più esperte che vengono viste da noi con forte senso di ammirazione perché sono il fiore all’occhiello dell’intero movimento arbitrale. La possibilità di fare domande da parte degli arbitri di Promozione ed Eccellenza agli arbitri che sono in cima alla Piramide o alla torre Eiffel (sempre più fina man mano che ci si avvicina alla punta,immagine che più di tutte rappresenta l’altissima selezione, basti pensare poco meno di 500 elementi dalla A alla CAI) come l’ha chiamata il vice presidente Sergio Coppetelli, è stato un momento nel quale avrei voluto fermare le lancette dell’orologio e prolungare il più possibile il dialogo e confronto con loro. Novità di quest’anno , la presenza di tre ragazze-arbitro presenti al raduno e sentire una di loro domandare al trio Pasqua-Mariani-Gavillucci come si fa a domare la passione dell’arbitraggio? La risposta univoca è stata: è un virus che colpisce tutti i quali indossano questa divisa, dai giovanissimi, all’eccellenza, da quando la si indossa in amichevole o in gare di serie A, e dal quale non si guarisce mai mi faceva sentire la pelle d’oca e un senso di orgoglio indescrivibile.  L’orgoglio di  appartenere a questa splendida famiglia- associazione che è l’aia. Il campionato di eccellenza è la massima espressione del calcio regionale. L’arbitro del Lazio insieme a quello della Sicilia, della Calabria, della Campania è forse più fortunato rispetto agli altri perché queste sono regioni che formano il direttore di gara e lo preparano alle categorie superiori in modo diverso. Coloro i quali riescono ad uscire fuori da questi territori per andare ad arbitrale a livello nazionale,  si ritrovano un bagaglio di esperienza tecnico superiore alla media. Il lazio permette all’arbitro di avere quel qualcosa in più quando si troverà a doversi confrontare con altre realtà fuori la regione, sia dal punto di vista del carattere che della personalità, non a caso l’anno scorso tra serie A e serie B ben 10 erano gli esponenti laziali. Nulla avviene per caso. Nessuno ti regala niente nella vita così come nell’arbitraggio.  Questa è una disciplina che ci permette di divertirsi rimanendo seri. Sembra strano ma è così. Elementi fondamentali per la nostra attività sono lo spirito di sacrifico, la caparbietà, la tenacia e (il nuovo componente della commissione Gennaro Palazzino, organo tecnico di prima categoria insieme a Sorrentino, ne è l’esempio più concreto dal quale prendere spunto), oltre all’allenamento, lo studio del regolamento, la frequentazione della sezione e l’impegno. Impegno che per chi come me è malato di arbitraggio, non è assolutamente un peso da mettere ma uno sforzo che viene naturale.  Altro aspetto fondamentale è il non mollare mai, il non fermarsi mai davanti agli ostacoli perché ne incontreremo tantissimi. E’ proprio nei momenti più bui che si vede l’arbitro ed esce fuori il carattere di una persona. Tutte queste energie vanno profuse con intelligenza e qualità, riuscendo ad organizzare ed organizzarsi, non trascurando famiglia, lavoro e affetti. La vita di un arbitro è sempre in equilibrio tra i suoi impegni tecnici, associativi e privati. Questa commissione ci ha regalato tante lezioni eccezionali, avendo cura maniacale dei particolari e facendoci fare alcuni lavori di gruppo che hanno prodotto bellissime relazioni scritte da parte di noi arbitri e che alcuni di noi hanno addirittura accompagnato da diapositive e slides. I temi argomentati sono stati svariati e tutti che si potevano ben collegare tra loro:  dal corretto approccio alla partita, al briefing, al significato dell’equilibrio in campo, alla lettura della gara, al come presentarsi in modo umile e semplice sul terreno di giuoco, alla compilazione del referto post gara, al cosa significa per noi associazionismo. Tra le tante ricordo con particolare interesse la lezione tenuta da Fagnani sulla nutrizione riposo ed alimentazione, da Banella sul rapporto arbitro osservatore, entrambi nuovi componenti della commissione, da quella del vicepresidente Sergio Coppetelli sullo spostamento e posizionamento sul terreno di giuoco da voto dieci e lode, dalla lezione di Palazzino, Partuini e Sabrina Pasquariello sui comportamenti adeguati che l’arbitro deve tenere dentro e fuori dal campo; il tutto organizzato e ben diretto dalla regia del presidente Nazareno Ceccarelli che ci dava la carica, lavorando a livello emotivo e mentale. Questo perché prima di tutto vuole formare degli uomini e in secondo luogo poiché per il nostro presidente si comincia ad essere arbitri se arbitri lo si è nella testa.
palazzinoUna frase del vice presidente mi è rimasta impressa: il cervello è molto più intelligente di chi lo porta, fatelo funzionare. Non vedo l’ora di cominciare la stagione sportiva ed è forte il senso di responsabilità che sento nel rappresentare una regione di 2500 arbitri laziali. Faccio parte dei 27 arbitri di eccellenza in organico e questo mi inorgoglisce e allo stesso tempo sono ben consapevole di essere un fortunato e un privilegiato per perché tanti miei colleghi vorrebbero essere al mio posto. Ognuno di noi deve lavorare sulle negatività che ha, facendo una pulizia accorta dagli errori e questo lo si può fare solo se si sviluppa la capacità di autoanalisi e autovalutazione fondamentale se si vuole realmente migliorare se stessi. Ognuno di noi deve lavorare per arrivare al suo massimo. Non tutti potremo arrivare in alto e senza ipocrisia ne siamo ben consapevoli. Tutti di noi vorremmo arrivare in serie A e arbitrare una gara da internazionale ma l’obiettivo deve essere raggiungibile, tangibile e nel breve periodo, passo dopo passo. L’anno scorso la frase che più mi aveva colpito del vicepresidente Coppetelli fu: Ciò che è ben espresso rimane impresso. Quest’anno quella cha ha avuto più successo per me e i miei colleghi arbitri è stata: Non avremo mai una seconda occasione per dare di noi una prima impressione. L’arbitro appena arriva all’impianto sportivo deve saper essere un bravo comunicatore e un bravo psicologo. Inoltre deve sapere relazionarsi con calciatori e dirigenti con semplicità ed educazione. La sua credibilità sarà tanto maggiore quanto più alta sarà la qualità dei suoi fischi e quanto più saprà muoversi in maniera armoniosa mantenendo le giuste distanze dal pallone e dall’azione. L’arbitro bravo  è quello che riesce a farsi accettare anche quando sbaglia. E il più bravo in assoluto e colui il quale riesce a superare e convivere con l’errore, ed è in grado di resettare e tornare a una mente lucida e concentrata. Per tornare alla lezione di Partuini e Palazzino sui comportamenti è stata molto istruttiva e coscienziosa. Sono pienamente d’accordo con l’educazione che hanno voluto impartire a noi tutti e non dimentico mai che l’arbitro prima di tutto deve essere una persona dai comportamenti puliti, cristallini, senza assolutamente alcun tipo di macchia, facendo tesoro degli insegnamenti  delle nostre famiglie e della nostra associazione.  Bisogna sempre tenere bene in mente che il comportamento sbagliato di uno solo di noi va ad intaccare l’immagine dell’intera associazione. L’arbitro viene visto in maniera differente dalle persone.  Anche Palazzino, Il “toro di Palestrina” chiamato affettuosamente così dal Presidente Ceccarelli, lo ha ribadito più volte nel corso del raduno.  Oramai il “Toro” nella sua città non ha più un nome e un cognome, per tutti i suoi concittadini non è più Gennaro ma viene chiamato e riconosciuto tra la gente, dal macellaio al panettiere, dal benzinaio al direttore di banca, con l’appellativo quello li è l’arbitro.

A cura di ROBERTO D’ASCANIO